architettura

Un esperimento di cohousing a Torino

Venerdì 24 maggio 2019, dalle ore 21.00, Mondo10
"Coabitare americano. Le Intentional Community e i Common Interest Development degli Stati Uniti coinvolgono da 40 a 60 milioni di persone, a seconda di come si adoperano i dati statistici. Una lettura non convenzionale del fenomeno".
Venerdì 12 maggio 2017, ore 21.00, Mondo10: una chiacchierata su "La dimora dell'uomo: 10.000 anni di abitazione condivisa".
Domenica 29 gennaio 2017, ore 16.00: "Torino incontra Milano", un confronto fra i gruppi dei cohousers di Numero Zero, Mondo10 e Base Gaia.
Venerdì 4 novembre 2016, ore 18.30: appuntamento presso via Baltea 3, Torino, per parlare di cohousing e dell'esperienza di Mondo10.

Domanda: "Non è psicologicamente troppo impegnativo abbandonare la vecchia concezione dell'abitare per quella nuova?".
Risposta: "Bisogna prima di tutto intenderci su ciò che è nuovo e ciò che è vecchio: noi abitiamo in condominio da un paio di secoli, mentre l'umanità è vissuta in co-abitazione per milioni di anni".
(Dall'assemblea di presentazione di un progetto cohousing).

Mondo 10 è una piccola esperienza, soltanto sei partecipanti. Nonostante ciò, è piuttosto significativa nel panorama italiano. L'edificio scelto è un ex albergo, quindi già predisposto per una vita in comune diversa dal solito condominio. Ogni partecipante occupa una camera con bagno e tutto il resto – cucina, sala da pranzo, biblioteca, sala riunioni, mediacenter/coworking, lavanderia, terrazzo, laboratorio di bricolage, cantina, ecc. – è in comune. Non tutti i partecipanti al progetto coabitano: un certo numero di essi usufruisce saltuariamente delle parti comuni pur non abitando con i sei ricordati ma nella propria abitazione dislocata altrove. Mondo 10 si configura così come un progetto aperto, passibile di sviluppo non appena altre persone siano disposte ad espandere l'esperienza originaria. Non è detto, infatti, che il cohousing debba occupare un edificio unico, mentre per un uso razionale degli spazi comuni è senz'altro consigliato il loro accentramento.

Fra le traduzioni di "cohousing" troviamo sia "co-abitazione partecipativa" che "progettazione partecipata". Salta subito agli occhi la differenza: anche un condominio è definibile "co-abitazione partecipativa", come dimostrano appunto le partecipate, classiche e a volte drammatiche, riunioni di condominio. Ma nel condominio non c'è progetto comune, in genere si acquista o affitta quello che c'è; anche in caso di nuova costruzione in cooperativa, i modelli costruttivi sono quelli tradizionali, legati al nucleo famigliare "autonomo", che poi vuol dire "isolato".

In Italia il cohousing non ha avuto un grande successo, mentre in altri paesi è ormai una tradizione consolidata. Ad esempio, negli Stati Uniti vi sono imprese edilizie che propongono progetti standard "chiavi in mano" basati sul criterio cohousing. Gli Stati Uniti sono il paese che più ha visto espandersi il fenomeno della co-abitazione fra elementi che hanno interessi comuni (i "Common Interest Development" a volte raggiungono le dimensioni di una piccola città). Entrando più nel dettaglio, qualsiasi comunità che nasca su di un progetto condiviso viene considerata "Intentional community" e va dall'accampamento hippy al villaggio progettato ad hoc entro il quale vive una comunità che si dà un programma particolare.

Già dieci anni fa, negli Stati Uniti, 47 milioni di persone vivevano in 230.000 CID ovvero in ambienti progettati come comunità intenzionali. E queste comunità crescevano al ritmo di decine al giorno (cfr. Julia e Kimberly Johnston, Common Interest Development: housing at risk? pag. 11).

Anche nel Nord Europa, dove questa forma abitativa è nata, le realizzazioni sono numerose. A differenza di quelle americane, sono spesso ideologizzate. In Italia ci sono realizzazioni anche complesse nate su progetto, ma ci risulta un solo caso documentato e avviato di progetto cohousing "chiavi in mano": fu offerto da un'impresa edile e da un gruppo di training a partire dal riutilizzo di un grande cascinale storico. Fu un progetto interessante, e partecipammo ai preliminari. Fallì perché fin dalla prima assemblea i futuri potenziali acquirenti non si distaccarono dalla mentalità di condominio. A parte i pochi casi "industriali", normalmente sono le stesse persone interessate alle future unità abitative che si organizzano in cooperativa o simili per realizzarle (vedi documentazione).

Mondo 10 è un progetto che tende a superare il modello del condominio urbano. Il suo scopo immediato è la realizzazione di soluzioni pratiche a problemi che saranno sempre più all'ordine del giorno, ma in prospettiva è soprattutto il risultato di una visione condivisa, la ricerca di un modo di vivere più "umano" rispetto a quello cui siamo abituati. Un superamento della concezione che porta ad ammassare uomini in enormi fabbricati in cui ogni spazio è "privato", cioè estraneo, isolato, rispetto a quello immediatamente attiguo.

 

Spazi a confronto

Schema di sostituzione degli spazi privati di un condominio con spazi condivisi di un cohousing

trilocale2L'edilizia abitativa tradizionale si caratterizza principalmente per una inutile moltiplicazione "privata" degli spazi e degli oggetti che essi contengono. Nella figura di sinistra è rappresentato un piccolo alloggio tradizionale di 54 metri quadrati per due persone e una camera per gli ospiti (o per un bambino); nonostante le ridotte dimensioni, sono immediatamente visibili le ridondanze rispetto ad altri alloggi simili, poniamo in un condominio.

Documentazione

"Ma cos'è, di preciso, il cohousing? In termini generali, è possibile definire il cohousing come una particolare forma d'insediamento residenziale [...]"

La sezione Documentazione raccoglie documenti e materiali utili relativi al cohousing.

Galleria fotografica

Allestimento degli spazi

La galleria contiene il materiale fotografico sull'allestimento degli spazi, condivisi e privati.